Enrico Ruggeri, a Manfredonia la risposta l’ha data la piazza

Prima le polemiche, poi la musica. E alla fine una Piazza Papa Giovanni XXIII gremita ha dato la risposta più semplice: il concerto di Enrico Ruggeri ha funzionato.

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Antimo DJ

9/1/20263 min leggere

C’è una cosa che, più di tutte, mi ha colpito della serata di ieri.

Non tanto il fatto che la piazza fosse piena — anche se una piazza così piena, a Manfredonia, è sempre una bella immagine — quanto il modo in cui Enrico Ruggeri ha costruito il suo concerto.

Prima di ogni canzone c’era una storia.

Un ricordo, un aneddoto, una spiegazione, qualche parola per accompagnare il pubblico dentro il brano che stava per arrivare. E così, pezzo dopo pezzo, Ruggeri non si è limitato a cantare il suo repertorio: ha raccontato la sua storia musicale e, in qualche modo, anche la storia di chi quelle canzoni le ha ascoltate per anni.

Ha cantato i suoi grandi successi, quelli che il pubblico aspettava e conosceva, alternandoli a brani capaci di riportare indietro nel tempo.

E proprio qui è arrivata anche una sorpresa personale.

Quella “balalaika” che avevo dimenticato

Tra le canzoni della serata ce n’è stata una che mi ha fatto fare un salto indietro nel tempo.

“Primavera a Sarajevo”.

Confesso: me l’ero quasi dimenticata.

E invece, appena sono partite quelle note e quel riferimento alla balalaika, qualcosa è tornato alla memoria.

Era il 2002 quando Ruggeri portò questa canzone al Festival di Sanremo. Un brano particolare, diverso, con sonorità balcaniche e una storia ambientata nella Sarajevo ferita dalla guerra.

Il titolo è “Primavera a Sarajevo”, ma molti la ricordano semplicemente come “la canzone della balalaika”, proprio per quel ritornello che è rimasto impresso nella memoria di chi l’aveva ascoltata allora. Il brano racconta l’amore e la voglia di rinascere dentro una città devastata dal conflitto, mescolando immagini di distruzione e speranza.

E forse è proprio questo il bello dei concerti.

Non ti restituiscono soltanto una canzone. Ti restituiscono un ricordo.

Ieri sera è successo anche a me.

“Avrei voluto essere più vicino a voi”

Durante il concerto Ruggeri ha anche raccontato di quanto avrebbe voluto stare più vicino al pubblico.

Un desiderio comprensibile, soprattutto davanti a una piazza così partecipata.

E proprio quel rapporto diretto con il pubblico è sembrato essere uno degli elementi più belli della serata: non soltanto un artista su un palco e una folla davanti, ma un dialogo continuo fatto di parole, racconti, canzoni e ricordi.

Persino la battuta rivolta all’amministrazione è stata diplomatica ma abbastanza chiara: ha detto, con ironia, che avevano avuto buon gusto a scegliere lui.

Una battuta che, riletta oggi, assume anche un certo sapore.

Perché nei giorni precedenti qualcuno quel “buon gusto” lo aveva decisamente messo in discussione.

Prima delle canzoni, le sentenze

Il concerto di Ruggeri era stato preceduto da qualche polemica sulla scelta dell’artista.

Criticare è legittimo. Avere gusti diversi è normale.

Il problema nasce quando si pretende di emettere una sentenza prima ancora di aver ascoltato.

Ieri sera, invece, la risposta è arrivata dal posto più difficile da manipolare: la piazza.

Piazza Papa Giovanni XXIII era gremita.

La gente ha ascoltato, cantato, applaudito.

E Ruggeri, al termine della serata, ha parlato di “una serata magica”, ringraziando Manfredonia per l’entusiasmo e l’affetto.

A questo punto, forse, non c’è molto altro da aggiungere.

La musica, alla fine, ha fatto il suo lavoro

Quello di ieri non è stato soltanto un concerto di grandi successi.

È stato un viaggio nella memoria musicale di Enrico Ruggeri, accompagnato dai suoi racconti prima delle canzoni.

Ed è forse proprio questo che ha fatto la differenza.

Perché puoi conoscere una canzone da quarant'anni e, improvvisamente, ascoltarla in modo diverso quando qualcuno te ne racconta la storia.

Puoi persino averla dimenticata.

Poi parte la musica.

E ti torna in mente.

Come è successo ieri sera con quella “balalaika”.

Ma la festa non poteva concludersi con la musica.

A chiudere una serata già ricca di emozioni è stato infatti un spettacolare spettacolo pirotecnico sulla spiaggia del Castello, che ha illuminato il cielo e regalato l'ultimo grande momento di una giornata vissuta intensamente dalla città.

Dalla musica di Ruggeri alle luci nel cielo, Manfredonia ha salutato così la sua festa patronale.

E forse, alla fine, la discussione dei giorni precedenti può anche finire qui.

Prima hanno parlato le tastiere.
Ieri sera ha parlato la piazza.
E alla fine ha parlato anche il cielo.

Antimo DJ

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